Matera è uno di quei posti su cui è difficile aggiungere qualcosa, perché ormai l’hanno fotografata tutti. Però quasi nessuno racconta la parte che secondo me conta di più: che fino a settant’anni fa quei Sassi erano considerati una vergogna nazionale, e che la città che oggi si visita è il risultato di una storia molto più dura di quanto la cartolina lasci intendere.
Questo è il weekend che ho costruito attorno a Matera, con due soste che secondo me la completano: Venosa all’andata, Altamura al ritorno.
Cosa sono davvero i Sassi
I Sassi sono due quartieri scavati nella roccia — il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano — abitati senza interruzione da migliaia di anni. Non case costruite: case scavate, con la grotta dietro e la facciata davanti, una sopra l’altra lungo il fianco della gravina.
Nel 1945 Carlo Levi, in Cristo si è fermato a Eboli, li descrisse come li aveva visti: famiglie numerose in un unico vano, insieme agli animali, senza acqua corrente né fognature. Il libro fece scandalo. Nel 1952 una legge dello Stato dispose lo sfollamento dei Sassi, e circa quindicimila persone furono trasferite nei quartieri nuovi. Per trent’anni i Sassi rimasero vuoti.
Poi il ripopolamento, il restauro, e nel 1993 il riconoscimento UNESCO. Nel 2019 Matera è stata Capitale europea della cultura. È una delle poche città al mondo che sia passata da simbolo della miseria a patrimonio dell’umanità nel giro di una generazione.
Quando lo racconto ai gruppi, la reazione è sempre la stessa: si guardano intorno con occhi diversi.
Cosa vediamo a Matera
La giornata piena si fa con la guida, e serve davvero: nei Sassi senza qualcuno che te li spiega vedi solo pietra.
Entriamo in una casa grotta arredata com’era: il letto alto, la stalla nella stessa stanza, la cisterna sotto il pavimento. È la visita che colpisce di più, e dura dieci minuti.
Poi le chiese rupestri, scavate nel tufo fra l’alto Medioevo e il Trecento, molte con affreschi bizantini ancora leggibili. E i punti panoramici, con il tramonto sui Sassi che è il momento in cui tutti tirano fuori il telefono.
Da sapere, e qui sono netto: Matera è fatta di scale e di pendenze, il fondo è pietra irregolare, e non esiste modo di visitare i Sassi restando in piano. È la nostra meta più impegnativa dal punto di vista del camminare. Chi fa fatica può restare nella città alta, che è comoda e bella, e vedere i Sassi dai belvedere: si perde qualcosa, ma non tutto. Se hai dubbi, chiamami prima di prenotare.
Venosa, la sosta dell’andata

Venosa sta sulla strada e nessuno ci si ferma, il che è un errore. Qui nel 65 a.C. nacque Orazio, il poeta latino, e la cosa è ancora scritta ovunque in paese.
C’è l’area archeologica romana, il castello aragonese di fine Quattrocento con il fossato ancora intero, e soprattutto l’Abbazia della Santissima Trinità con quella che tutti chiamano la Incompiuta: una chiesa iniziata nell’XI secolo e mai finita, rimasta senza tetto, costruita riusando pietre romane e blocchi provenienti dalla vicina area ebraica. Si cammina dentro una navata a cielo aperto.
Da sapere: percorso quasi tutto in piano, su prato e terra battuta.
Altamura, la sosta del ritorno

Ad Altamura si va per due cose. La prima è la Cattedrale, voluta da Federico II nel 1232: uno dei quattro edifici di culto che l’imperatore fece costruire in Puglia, con il portale e il rosone che valgono la sosta.
La seconda è il pane di Altamura DOP, il primo pane in Europa ad aver ottenuto la denominazione di origine protetta, nel 2003. Si fa con semola di grano duro, lievito madre e cottura in forno a legna, e per disciplinare deve pesare almeno mezzo chilo. Dura una settimana e non indurisce: era il pane dei contadini che stavano fuori giorni interi.
Se hai tempo, i claustri del centro storico sono cortili chiusi a cui si accede da archi bassi: erano gli spazi comuni dove si viveva, si cucinava, si stendeva. Un modo di abitare che assomiglia più al Mediterraneo che all’Italia del nord.
Perché tre giorni
Da Roma a Matera sono circa cinque ore di strada. In un weekend corto la faresti due volte per stare mezza giornata sul posto: non ha senso. Con tre giorni si va con calma, si dorme due notti nello stesso hotel — la valigia si fa una volta sola — e Matera si vede sia di giorno che al tramonto, che sono due città diverse.
Venosa e Altamura non sono riempitivi: sono sulla strada, e spezzano il viaggio proprio dove servirebbe fermarsi comunque.
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